“Mia madre era una donna di piccola statura; aveva delle mani così minute e affusolate e diafane che sembravano quelle di una piccola fata. I suoi occhi erano grandi, pensierosi, penetrantissimi. Noi figli sentivamo il suo sguardo dentro il nostro animo frugare fra i nostri pensieri, i nostri sentimenti; e quando vi era qualche cosa che non andava, Ella infallibilmente se ne accorgeva.
Ad un figlio che, allora studente, le disse di essere stato promosso ad un esame mentre era stato solennemente bocciato, Ella, dopo averlo fissato negli occhi rispose: «No! Tu menti! Vergogna!». E stette un mese senza rivolgergli la parola. Per i figli il Suo silenzio era il peggiore dei castighi. Verso i figli è stata di una grande bontà e nello stesso tempo di grande severità.
La sua giornata era semplicissima: la mattina accudiva alle faccende domestiche e alla direzione della casa. Preparava Lei nel modo più semplice il pranzo e la cena al marito e ai figli. Il pomeriggio, dopo un breve riposo, scriveva. Non più di una ora e mezzo o due ore, tutti i giorni, anche i festivi. In quelle due ore un grande silenzio incombeva nella casa e noi ragazzi ci dicevamo l’un l’altro, sotto voce con un senso di mistero: «Parla piano, fai piano, ché la mamma scrive!».
E per noi era veramente un mistero veder nostra madre ritirarsi nel suo studiolo, tirar fuori da un cassetto dei fogli bianchi e riempirli di parole, con una calligrafia chiarissima, senza correzioni, senza pentimenti. Tutto ciò aveva per noi ragazzi come il significato di un rito. Inconsciamente comprendevamo che in quello studiolo, per quelle due ore, aleggiava il Genio della Creazione.
Verso sera riprendeva qualche faccenda di casa; o rammendava o disponeva la cena; raramente usciva, specie negli ultimi anni di Sua vita; le volte che ne era costretta si apprestava come se dovesse compiere un lungo viaggio. Dopo cena si ritirava nello studio e leggeva tutti i giornali e le riviste che le pervenivano. Tutto la interessava, e il giorno dopo segnalava a noi figliuoli quello che riteneva più utile per la nostra cultura. Vita dunque semplicissima. Ella stessa disse di sé: «Sono nata per la casa e per la famiglia. Sono religiosa. Sento l’Arte come un dovere».”
Franz
Grazia Deledda, biografia e romanzo – Mia madre -
