Molte delle mie perle di saggezza nascono in bagno, forse perché in bagno incontriamo la parte più intima di noi, forse perché effettivamente qualcosa partoriamo, anche se da un differente orifizio. Sta di fatto che le migliori genialate mi vengono in mente in bagno oppure parlano di quando vado in bagno.
Quindi mentre mi “lavavo i denti” mi son ricordata una genialata che mi era venuta in mente tempo fa, ma non avendola scritta l’avevo dimenticata. Dopo aver finito di “lavarmi i denti” l’ho dimenticata di nuovo, quindi ho cambiato argomento mentale per intrattenere me stessa durante la toeletta serale ordunque mi son ritrovata ad indagare su quali possano essere le ragioni recondite che mi fanno ancora rivolgere la parola a persone che ho conosciuto durante la mia adolescenza.
È necessario chiarire che malgrado alcune persone possano pensare di aver passato una bella adolescenza, l’adolescenza in quanto periodo ormonalmente scriteriato rende ogni singolo individuo incapace di avere la misura di sé. Questo comporta egocentrismo diffuso, prepotenza più o meno manifesta, euforia e disperazione in un’alternanza riscontrabile solo negli eroinomani, un dubbio gusto per: vestiario, acconciature, trucco. Nessuno, NESSUNO ne è esente, ma qualcuno ne è inconsapevole anche dopo averla passata.
Fatte queste premesse mi pare chiaro che nessuno consapevole della sua adolescenza vorrebbe mai che venisse resa nota tramite racconti, foto, aneddoti, e tanto meno una persona non solo consapevole di essere stata adolescente, ma addirittura consapevole di COME è stata adolescente. Io sono consapevole di entrambe le cose.
Per sopravvivere a questa sciagura di massa o si diventa serial killer e si sterminano tutte le persone che ci hanno visto attraversare quegli anni, oppure si fa un po’ caso alle consuetudini che hanno permesso a generazioni e generazioni di sopravvivere alla suddetta piaga. Io ho scelto la seconda strada, ma solo perché è la più semplice.
Chi sono le persone che ci hanno visto in quegli anni? Compagni di classe, compagni di palestra (calcio, pallavolo, basket, ciclismo, atletica, lancio del giavellotto, badminton, cricket, polo), insegnanti di vario genere. Escludo i familiari perché loro sono obbligati per legge a sopportare e tacere, ma tutte le altre categorie di persone saranno per sempre legate a noi con un filo invisibile chiamato paura. Esatto, un po’ di sana e sempreverde paura.
Per i coetanei, o giù di lì, la paura sarà quella di essere irrisi pubblicamente attraverso i precedentemente citati racconti, aneddoti e foto. Questo li spingerà a non parlare mai di voi in quegli anni perché poi dovrebbero parlare anche di loro stessi. Gli insegnanti non ne parleranno perché consapevoli del vostro stato, sarebbe come andare a raccontare in giro le bravate di un ubriacone: troppo facile. Gli inconsapevoli, ovviamente, non sono legati a voi dalla paura, sono inconsapevoli. Per questa ragione l’unica soluzione è l’eliminazione – sfortunatamente non fisica in questo approccio – dal vostro circolo di conoscenze sperando che un giorno si dimentichino per sempre di voi. C’è sempre un rischio.
L’ultima variante di individui sono difficili da classificare perché non contenti di avervi conosciuto negli anni della dipendenza da voi stessi, hanno anche avuto il coraggio di continuare a frequentarvi. Questo li ha portati, anni dopo, a diventare i depositari della vostra vita – e voi della loro – e col passare degli anni si è creato un legame, un filo che vi unisce forse più saldamente della sempre efficace paura, che ci azzardiamo a chiamare amicizia.
Mi pare chiaro che se tutto è nato da una “lavata di denti” non può che finire con una lavata di denti altrettanto liberatoria, per cui scusate ma è sera, vado a fare la toeletta.